Bachicoltura e... dintorni

 

  Bachi, gelsi, animali, piante, natura

IL BACO DA SETA E LE FASI DI ALLEVAMENTO

di Nello Serra

   

 

Conoscenze di carattere generale sul baco da seta

    Ci vorrà altra esperienza prima di poter dire di saperne abbastanza, ma ho avuto in Alfredo un buon maestro e mi sono documentato su Internet. Per i curiosi della materia tenterò di mettere in fila tutto ciò che può servire a farsi un’idea.

Il modo di allevare si svolge, oggi, come centinaia e migliaia di anni fa, facendo compiere il ciclo vitale al baco al chiuso, in locali più o meno riparati, riscaldati, attrezzati, dove si fa giungere la quantità di foglia di gelso necessaria alla sua alimentazione.

I motivi della scomparsa del baco sono da attribuire, com’è abbastanza noto, all’abbandono delle terre, alla concorrenza della seta cinese, all’uso dei pesticidi in agricoltura e ad una farfalletta (la Hiphantria cunea) americana che, allo stato larvale, è una vorace divoratrice di foglie.

Fino alla metà del secolo scorso, il reperimento della manodopera agricola non rappresentava un problema, ma dopo la seconda guerra mondiale si riduceva fortemente la disponibilità di forza lavoro e si incrementavano i costi di produzione. Tutto questo mentre in Cina, India e Indocina le condizioni rimanevano immutate.

Il declino della bachicoltura, in mancanza di innovazioni tecnologiche in grado di ridurre l’impiego di forza lavoro manuale, risultò, perciò, rapido e inarrestabile.

Cos’e il baco

    Il baco da seta (Bombyx mori) è un insetto, dell’ordine Lepidoptera (lepidotteri) e della famiglia Bombycidae (bombicidi), che si nutre delle foglie del moro (nome comune del gelso, la pianta che dà le more).
Il suo primo stato è l’uovo deposto dalla farfalla (ogni femmina ne depone 400/500).
Quando le uova vengono portate ad una certa temperatura si verifica la schiusa ed escono fuori piccolissime larve affamate. Ogni larva compie quattro mute (cambio della pelle) chiamate dormite dagli allevatori. Ad ogni muta corrisponde una fase di accrescimento. I periodi di intermuta si chiamano età. Al termine della vita larvale, il baco cerca un sostegno a cui fissare il filo di seta per tessere il bozzolo che dopo 3-4 giorni è terminato.
Nel bozzolo, attorno a cui si avvolge per proteggersi dai predatori in una fase delicata che è quella della metamorfosi, compie una nuova muta e si trasforma in crisalide o pupa. Dall’interno del bozzolo, scollando i fili con un liquido alcalino, esce la farfalla, che non si nutre e non vola. La femmina ha l’addome più grosso e tozzo del maschio. Appena uscite si accoppiano. Avvenuto l’accoppiamento, la femmina depone le uova e dopo 10-15 giorni muore. Per evitare che la pupa diventi farfalla gli allevatori trasferiscono i bozzoli, prima che lo sfarfallamento avvenga, in un forno a 80°C per otto ore, in modo che il bozzolo stesso rimanga intatto pronto per essere trasformato in seta. La fuoruscita del baco, mutato in farfalla, viceversa, lo renderebbe inservibile.
Secoli di allevamento hanno permesso di accrescere la quantità di seta contenuta nei bozzoli, in modo da ottenere più di un chilometro di seta ininterrotto. Durante il processo di domesticazione, il baco da seta ha completamente perduto la capacità di volare.

 

 

Prima fase: l’incubazione

    Nell'allevamento del baco da seta, la prima operazione da compiere è l'incubazione del seme bachi. L'incubazione delle uova di poliibridi si completa in 3 giorni, durante i quali la temperatura gradatamente viene fatta salire da un minimo di 12,5°C (del primo giorno) a 26°C (dell'ultimo). Per raggiungere questo risultato esse saranno state tolte dal locale o dal frigo dove erano conservate e poste in altro locale che consente la regolazione della temperatura, dell'umidità e della intensità luminosa.

Se i telaini saranno stati acquistati durante la stagione invernale occorrerà conservarli al buio, in un locale dove la temperatura rimanga stabilmente sotto i 10°C e sopra i 3°C, oppure in apposito frigorifero ventilato. Le uova del baco da seta andranno poste in incubazione in armonia con l'andamento stagionale. Infatti esse dovranno schiudere quando le piante di gelso avranno già iniziato ad avere le foglie formate compiutamente.

Nel locale dove si esegue l'incubazione, il grado igrometrico viene mantenuto tra l’ 80 e  l’ 85% di umidità relativa. Questo risultato viene ottenuto impiegando vaporizzatori o, per gli incubatoi di grandi capacità, climatizzatori con regolazione del grado igrometrico. Durante il periodo dell'incubazione, l'illuminazione (naturale o artificiale) dovrà essere anch'essa regolata: a 18 ore di luce dovranno seguire 6 ore di buio. Nell'ultimo giorno, si assicurerà al locale il buio totale. La schiusa delle uova avverrà il 13° giorno; inizierà al mattino per terminare dopo un massimo di circa 9 ore. Con la schiusa del seme bachi termina la fase dell’incubazione ed inizia così la fase larvale.

 

 

La prima età larvale.

    Con la schiusa delle uova e la nascita delle larve, occorre provvedere all'alimentazione. Dalle piante di gelso vengono, perciò, prelevate foglie nella quantità sufficiente ad eseguire l'alimentazione delle larve.
L'alimentazione avverrà tagliando le foglie di gelso finemente con un coltello o con delle forbici e cospargendo poi i telaini, che ora contengono le larve, fino a coprirle.
Le foglie saranno raccolte nella stessa mattinata della somministrazione non dovranno essere bagnate di pioggia o di rugiada, non dovranno essere avvizzite o ingiallite.
Nel tardo pomeriggio del giorno della nascita, una volta alimentate, le superfìci che accolgono le larve (generalmente lo stesso telaino che ha contenuto il seme bachi) vengono trasferite nei locali dove avverrà l'allevamento.
In questo trasferimento si avrà cura di mantenere costante la temperatura dei due locali (quello dell'incubazione e quello dell'allevamento). Nel locale dell'allevamento le larve vengono trasferite dal telaino dove sono nate su nuove superfìci di carta.
Le larve, trasferite sulla nuova superfìcie dal telaino, vengono, poi, diradate. Compiuta questa operazione, le larve occupano una superficie di circa un mq.
Per alimentare le larve nate da un telaino, durante tutta la prima età, occorrono 10 kg di foglia di gelso.
 

La seconda età larvale.

    Le larve che hanno completato la prima muta, vengono deposte su graticci o aricce, che sono in pratica dei telaini di legno che per superfìcie hanno di regola una rete metallica sottile, rinforzata con traversine, sempre in legno, trasversali.
I graticci, sono realizzati in questo modo per consentire la migliore aerazione possibile e, nel contempo, pesare il meno possibile. I graticci avranno una dimensione di circa 80 x 120 cm.
Per ospitare le larve provenienti dai telaini della prima età, sulla superficie di ogni graticcio dovranno essere stesi tanti fogli di carta speciale quanti bastano per coprire la sua superficie avendo cura di sovrapporre, per qualche centimetro, i lati dei fogli adiacenti e rimontare l'intero perimetro del telaio in legno.
Il motivo per cui i fogli di carta devono rimontare il telaio del graticcio è per facilitarne la presa, quando dovranno essere cambiati.
L'operazione si usa chiamare "cambio dei letti". I fogli di carta sono forati. Si impiegheranno fogli forati con fori da 3 mm. per la seconda età, di 5 mm. ed altri (fino ad 1,5 cm.) proporzionatamente alle età, e quindi, allo sviluppo raggiunto dal baco da seta.
Per tornare alla deposizione dei fogli, formata in questo modo una superficie, continua, si distribuiscono in modo uniforme le larve e si alimentano con foglia di gelso tagliata ancora molto fine.
Sopra le larve, così alimentate, si depongono i fogli di speciale carta forata, che consente il passaggio delle larve dal primo letto a quello superiore. Si sceglierà la carta con i fori più piccoli.
Lo scopo del cambio dei letti è quello di eliminare il "residuato”, che è composto in prevalenza da foglia non utilizzata e rimasugli di foglia e che, se non eliminato, darebbe luogo a processi di fermentazione e produzione di muffe, dannose per l’allevamento. Nella seconda età il cambio dei letti viene effettuato almeno due volte, nel periodo che coincide con la fine del ciclo.
Nella seconda età, per alimentare le larve di un telaino da 20.000 uova, occorrono almeno 20 Kg. di foglia di gelso, servita triturata finemente.
Lo spazio occorrente è doppio di quello utilizzato per la prima età: 2 metri per ogni telaino. Nella seconda età, la temperatura del locale sarà di 25°C e l'umidità relativa pari all'85%.
 

La terza età larvale.

    La terza età delle larve inizia dopo due settimane dalla loro nascita. La disposizione delle larve non cambia e neppure le attrezzature sono diverse da quelle utilizzate per la seconda età, i graticci sono gli stessi, ma è necessaria una disponibilità di superfici cinque volte superiore a quella della prima età e più che doppia rispetto alle superfici utilizzate per la seconda età. La terza età è uno dei periodi di allevamento più delicati; l'allevatore dovrà curare particolarmente:
a) Le condizioni di alimentazione, assicurando foglie di gelso raccolte né troppo mature (giallognole, che devono essere scartate), né troppo poco mature (di colore tenue e carnosità ridotta); che non siano bagnate e neppure raccolte nelle ore più calde del giorno e subito distribuite come alimento. Importante è pure il taglio delle foglie, che passa da uno sminuzzamento accentuato della prima età, via via a quello più rado della terza.
b) I cambi dei letti. Anche nella terza età, come nella precedente, si effettuano almeno due cambi di letti, operazione già descritta e che consiste nell' eliminare i residui dell'alimentazione, dopo che le larve sono passate sul foglio forato superiore, deposto nella seconda età. Il foglio precedente (su cui erano i residui) potrà essere recuperato, se risulterà reimpiegabile.
c) L’illuminazione del locale che deve essere diffusa e, se proveniente dall'esterno, deve essere schermata.
d) Il ricambio dell'aria; questo può avvenire in modo controllato (in allevamenti di dimensioni tali da giustificare il costo degli impianti necessari), oppure semplicemente con sistema di ventilazione naturale, attivando correnti d'aria nel locale, in grado di eliminare il ristagno dell'eccesso di umidità. In questa seconda ipotesi, è opportuno evitare sbalzi di temperatura e differenze termiche nelle diverse zone del locale dove si effettua l'allevamento.
e) La temperatura e il grado igrometrico. La temperatura dovrà essere mantenuta sul valore di 24°C, cioè di un grado in meno rispetto a quella stabilita per la seconda età. Il grado igrometrico dovrà essere pari all'88%, cioè più alto di tre unità rispetto a quello adottato per la seconda età.
Non rispettare queste regole può pregiudicare seriamente, o addirittura distruggere, l'allevamento. Nella terza età le larve, nate da un telaino di 20.000 uova, occuperanno uno spazio di 5 metri quadrati di superficie.
Il consumo di foglie di gelso in questa età è di 70 Kg.
La terza età delle larve è compresa in un periodo di tempo della durata di circa 4 giorni che parte dal 14° giorno successivo alla loro nascita.
 

La quarta età larvale.

    Al termine del periodo della terza età si trasferiscono le larve a terra, nello stesso locale. La quarta età larvale può essere organizzata in due modi diversi: il primo è di continuare ad allevare i bachi da seta sui graticci montati a castello l’uno sull'altro. E' il metodo che viene adottato quando gli spazi disponibili sono ristretti e che richiede un più elevato impiego di manodopera; il secondo è quello di eseguirlo direttamente a terra, sul pavimento. Questo modo è scelto quando si hanno a disposizione superfici coperte adeguate.
Al maggior impiego di capitale corrisponde un minor impiego di manodopera. Nel descrivere il modo di allevare il baco da seta, da questo momento, ci si riferisce a questo secondo metodo che, in Italia, viene anche detto del "pezzone friulano”.
Per eseguire l'operazione occorre preparare un letto di paglia, di cartone o di trucioli, in modo che i fogli dei graticci che vi verranno deposti sopra (con tutte le loro larve) non siano a diretto contatto col pavimento. Occorre lasciare lo spazio necessario per accogliere il raddoppio della superficie, che avverrà nella quinta età. Se la superficie che occorre per depositare a terra tutti i fogli con le larve fino a quel momento allevate è, per esempio, di 100 metri quadrati, occorre disporne altri 100 metri quadrati per il raddoppio.
Questa accortezza è determinante, poiché, i letti con le larve, sia per il peso raggiunto che, soprattutto, per la delicatezza della fase larvale, ormai prossima alla conclusione, non potranno essere trasportati in altro locale senza provocare danni ai risultati attesi.
La nuova sede "a pavimento" delle larve si chiama "pezzone”. Il pezzone viene formato dallo strato isolante (paglia o altro), dallo strato delle larve e dagli strati delle foglie; può raggiungere un'altezza, alla fine del ciclo, di 80 cm.
Va precisato che in questa età le foglie vengono somministrate con tutti i rami. La deposizione dei rami avverrà disponendoli sulle larve in strati successivi, alternativamente in senso trasversale e in senso longitudinale rispetto all'asse del "pezzone”.
Questa accortezza nel deporre i rami provocherà un tale intreccio che, al termine del ciclo, consentirà una rapida e semplice rimozione dell’ intero "pezzone” semplicemente trainandolo fuori dal locale (manualmente o con un trattore a secondo del peso e delle dimensioni).
C’è un'altra ragione che consiglia di alimentare le larve con la foglia ancora sul ramo: mantenerla più a lungo fresca.
In quest’età non si frappone carta speciale forata tra uno strato di rami e l’altro in quanto le larve "salgono” da uno strato all’altro semplicemente spinte dalla loro voracità.
Nella quarta età la luce deve essere ridotta al minimo, specialmente nelle ultime 36-38 ore quando si compie la muta non si somministrano più foglie.
La temperatura deve essere ulteriormente ridotta e stabilizzata sui 23°C, mentre il grado igrometrico deve scendere dall'88% dell’ età precedente, al 75%.
Lo spazio necessario per le larve di un telaino di 20.000 uova è di 10 metri quadrati, cioè doppio di quello necessario per la terza età.
In questa età dovranno essere somministrati 180 Kg di foglie.
 

La quinta età larvale.

    Con il compimento della quarta muta inizia la quinta età, la più impegnativa per l’allevatore, per il carico di lavoro che essa comporta.
Dopo aver somministrato almeno tre pasti sul “pezzone” a terra, si iniziano le operazioni per il raddoppio, procedendo come per il primo “pezzone”.
Sulla paglia (o altro materiale isolante posto sul pavimento del locale) si incominciano a deporre i rami (che vengono prelevati dal primo “pezzone”), carichi di larve intente a mangiare le foglie di gelso.
Anche in questa fase i rami vengono posti in una sola direzione (o longitudinale o trasversale, rispetto all'asse del “pezzone”); quando l’intera superficie disponibile è coperta dai rami (e quindi dalle larve) si dice che il “pezzone è raddoppiato”.
La somministrazione dei pasti avverrà con un ritmo di tre volte al giorno, sempre con I’avvertenza di disporre i rami di ogni strato nella direzione perpendicolare a quella dello strato sottostante.
Sono almeno sei giorni di intenso lavoro; in questa ultima età, in pochi giorni, vengono raccolti e somministrati 600 Kg di foglie (in ramo) per le larve di un telaino da 20.000 uova.

 

Dalla salita al bosco al completamento del bozzolo serico.

    Nel metodo di allevamento sin qui illustrato - se saranno state rispettate tutte le accortezze che ogni età ha richiesto, al 28° giorno le prime larve, che abbiano completato la quinta età, utilizzando la loro bava serica inizieranno la costruzione della struttura entro la quale produrranno il bozzolo. "Salire al bosco” non è una frase casuale, ma l’esatta descrizione di ciò che le larve fanno quando iniziano a produrre il bozzolo: trovare un posto adatto, generalmente più in alto di dove fino ad allora hanno mangiato la foglia e in un "bosco” di rametti, che permetta loro di fissare i vari punti fermi della costruzione della rete di filo serico che consentirà loro, in piena sicurezza, di chiudersi all’interno del bozzolo, nel quale, una volta completato, compiranno la metamorfosi in crisalide.
Per agevolare la produzione del bozzolo, si usa realizzare un "bosco” artificiale formato da rametti di saggina, di paglia di segale o, ultimamente, di sottili (ma resistenti) bastoncini di plastica. Questi bastoncini di plastica, sono infìssi su un asse centrale, sempre di plastica, della lunghezza di circa 80 cm, oppure su supporti trasversali ad un asse centrale formati a semicerchio, sui quali sono infissi. Si viene a formare così una raggiera. Di solito su un asse centrale da 80 cm, ci sono fissate da 8 a 10 raggiere.
La raggiera (o riccio) come generalmente viene chiamato il "bosco artificiale", viene deposta direttamente sopra la superfìcie di allevamento, al termine della quinta età. Le raggiere devono essere rigide ed asciutte, quelle realizzate in plastica hanno il pregio di essere lavabili e reimpiegabili.
Servono tante raggiere quante ne bastano per coprire l'intera superficie di allevamento.
Dal momento stesso della deposizione delle raggiere inizia la "salita al bosco” delle larve; nei 3- 4 giorni seguenti le larve formano lo scheletro del bozzolo, emettendo la loro bava serica. Mentre ciò avviene, trascorsi tre o quattro giorni, vengono raccolte tutte le larve, che ancora vagano sulla superfìcie dell'allevamento senza dare segni di avere ancora iniziato la costruzione del bozzolo. segue ....
 

 

 

Le malattie del baco da seta da un documento a cura del comune di Malo (Vicenza).

    Negli ultimi dieci giorni del ciclo, il lavoro si faceva intensissimo, snervante, spesso complicato dalle bizzarrie meteorologiche: sbalzi di temperatura, vento, piogge, temporali. Le preoccupazioni non erano ancora finite, poiché la sopravvivenza dei bruchi era minacciata da varie malattie, spesso gravi o mortali. Elenchiamo le più frequenti:
- pebrina o atrofia parassitaria: prodotta da un parassita e trasmessa ereditariamente, poteva essere prevenuta con un’accurata selezione delle uova;
- flaccidezza e macilenza: comparivano intorno al 28° giorno dello sviluppo e causavano il rapido decesso dei bachi; erano provocate dall’ambiente sfavorevole d’incubazione e sviluppo.
- giallume: i bachi apparivano bagnati da un liquido giallastro e diventavano eccessivamente turgidi, gialli. La pelle, infine, si staccava;
- calcino: questa grave malattia causava la morte dei bachi e la “calcificazione” dei loro organi interni, che assumevano la consistenza della calce. La loro epidermide (pelle) si ricopriva di una polvere bianca costituita da spore che si diffondevano nell’aria, contagiando gli altri bachi, e talvolta anche gli altri allevamenti. Per prevenire e curare la malattia, veniva bruciato dello zolfo nell’ambiente dell’allevamento.
 

Le innovazioni nelle tecniche di allevamento.

    La bachicoltura dei nostri giorni, rispetto a quella del passato, presenta delle innovazioni che consentono di ottenere maggiori produzioni unitarie di bozzolo e, nel contempo, un notevole risparmio di manodopera. Sinteticamente tali innovazioni possono essere così indicate:
1) le razze indigene e i vecchi ibridi di bachi sono stati sostituiti da polibridi d’importazione giapponese, molto produttivi;
2) la foglia di gelso viene prodotta da gelseti specializzati polivarietali allevati a basso fusto, per cui la raccolta della foglia risulta molto meno onerosa che in passato;
3) le operazioni di sfogliatura dei rami e trinciatura della foglia, che negli anni addietro venivano effettuate manualmente, oggi sono meno onerose perché eseguite con l’impiego rispettivamente delle sfogliatrici e delle trinciatrici meccaniche;
4) i bachi vengono allevati su graticci a castello soltanto fino alla terza età; successivamente l'allevamento continua col sistema del "pezzone friulano” che, rispetto a quello su graticci, consente un forte risparmio di manodopera poiché limita l'operazione di alimentazione. Alla semplice distribuzione della foglia e non richiede alcuna forma di governo dei bachi;
5) l’imboscamento avviene su particolari boschi a raggiere in plastica atossici, il cui uso si ripete nel tempo; a differenza dei tradizionali boschi di erica, ginestra, paglia, ecc., le raggiere consentono di effettuare la successiva operazione di sbozzolatura in tempi brevi con conseguente notevole economia di lavoro;
6) i locali in cui si svolge l'allevamento non sono più la cucina, la camera da letto o comunque altri spazi dell'abitazione sottratti ai componenti della famiglia dell’allevatore, ma ambienti appositamente realizzati in muratura o con strutture leggere e mobili (tunnel) adeguatamente climatizzati; possono anche essere locali non utilizzati recuperati nelle strutture aziendali, rispondenti, però, a quelle norme igieniche indispensabili per una conduzione razionale dell’ allevamento.    segue...
 

Per saperne di più richiedere il libro che costa solo 10 €. più spese postali.

Il ricavato serve a realizzare la "Casa Famiglia" per le persone bisognose (anziani, handicappati, persone sole).